Resistenza
Se la storia antica di Monterenzio è legata alla pacifica convivenza tra Celti ed Etruschi, la sua storia novecentesca è segnata da una delle pagine più dure, calde e gloriose della Resistenza partigiana in Emilia-Romagna.
Durante la seconda guerra mondiale, la Valle dell'Idice e il territorio di Monterenzio si trovarono al centro di un nodo cruciale: l'Appennino bolognese era l'immediato retroterra della Linea Gotica, la linea di difesa fortificata dai nazisti per fermare l'avanzata degli Alleati. Per questo motivo, Monterenzio divenne un terreno di guerriglia spietata, di sabotaggi e, purtroppo, di feroci rappresaglie.
Ecco la ricostruzione dettagliata della Resistenza a Monterenzio.
1. Le Prime Scintille: L'Assalto al Grano
Subito dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, la popolazione e i primi nuclei antifascisti locali compresero la necessità di agire prima che i tedeschi occupassero capillarmente il territorio.
Nelle animate giornate post-armistizio, venne organizzato l'assalto all'ammasso del grano. Tra i protagonisti di questa prima rivolta ci fu una giovanissima ragazza del posto, Edera Francesca De Giovanni. Insieme a suo padre e ad altri sfollati da Bologna, convinse i Carabinieri locali a distribuire alla popolazione affamata il frumento stoccato nei mulini, pronunciando la frase: "Meglio mangiarlo noi piuttosto che lo portino via i tedeschi". In questo modo, quando i nazisti arrivarono, non trovarono un solo chicco.
2. Le Brigate Partigiane sul Territorio
A causa della sua conformazione geografica (valli strette, calanchi e vie di comunicazione strategiche verso la Toscana), il territorio di Monterenzio vide l'azione contemporanea e alternata di tre importanti formazioni partigiane Garibaldi:
La 62ª Brigata Garibaldi "Camicie Rosse": Fu la forza principale e più radicata nella Valle dell'Idice. Operò intensamente con azioni di sabotaggio, attacchi alle linee telefoniche e disarmo dei presidi fascisti.
La 66ª Brigata Garibaldi "Iacopo": Anch'essa attiva nella zona appenninica per colpire le retrovie tedesche.
La 36ª Brigata Garibaldi "Alessandro Bianconcini": Una delle brigate più grandi e militarmente organizzate dell'intero Appennino tosco-emiliano, che sconfinava spesso a Monterenzio per compiere azioni fulminee.
Le azioni erano quotidiane: taglio dei cavi telefonici (compreso quello strategico che collegava Roma a Berlino), disarmo delle caserme della GNR (Guardia Nazionale Repubblicana) e attacchi ai convogli tedeschi che risalivano la Futa o la Raticosa.
3. Simboli e Martiri: Edera De Giovanni
Non si può parlare di Monterenzio senza citare Edera Francesca De Giovanni. Cresciuta in una famiglia profondamente antifascista a Monterenzio, era già stata incarcerata prima della caduta del fascismo per aver insultato pubblicamente un gerarca locale.
Dopo l'8 settembre, si unì a un gruppo di guerriglia insieme al suo compagno, l'antifascista e artista tedesco (disertore) Egon Brass, a suo zio e ad altri compagni. Il gruppo compì audaci azioni di sabotaggio fino a quando, il 30 marzo 1944, a causa di una delazione, fu catturato a Bologna durante un prelevamento di armi. Dopo atroci torture subite a ridosso del compleanno di lei, il 1° aprile 1944 Edera (a soli 20 anni), Egon Brass e altri quattro compagni vennero fucilati dai fascisti contro il muro della Certosa di Bologna. Edera fu la prima donna partigiana caduta caduta per fucilazione in Emilia-Romagna. Prima che i fucili sparassero, si voltò verso il plotone d'esecuzione gridando: "Tremate, anche una ragazza vi fa paura!"
4. I Combattimenti del 1944: Il Sangue sull'Idice
L'estate e l'autunno del 1944 furono i mesi più sanguinosi. I partigiani stringevano la morsa sui nazifascisti mentre gli Alleati risalivano da sud.
13 Giugno 1944 (Il scontro di Borgo Bisano): Una pattuglia della 62ª Brigata tese un'imboscata a forze nazifasciste nei pressi del ponte di Borgo Bisano. Nello scontro violento caddero i partigiani Libero Baldi ("Carlo") e Angelo Cevenini ("Biondino").
Luglio 1944: I partigiani assaltarono e disarmarono completamente la caserma della GNR nel capoluogo di Monterenzio, recuperando un ingente quantitativo di armi e munizioni.
Settembre-Ottobre 1944 (La Battaglia dei Calanchi e di Ca' di Guzzo): Tra la fine di settembre e i primi di ottobre, l'intera area tra la Valle dell'Idice e del Sillaro divenne un inferno. La 62ª e la 66ª Brigata affrontarono i tedeschi in ritirata in scontri disperati a ridosso delle postazioni fortificate della Linea Gotica.
5. L'Inverno del 1944 e la Liberazione
Monterenzio venne formalmente liberata per la prima volta attorno al 10 ottobre 1944 dall'avanzata delle truppe alleate. Tuttavia, la gioia durò pochissimo: il fronte si arrestò. Per tutto il terribile e gelido inverno del 1944-1945, Monterenzio si trovò esattamente sulla linea del fuoco.
La terra era contesa palmo a palmo. In questo scenario desolato, operò anche il Reparto "Gennargentu" (composto da soldati italiani, principalmente sardi, inquadrati nella 5ª Armata USA), subendo diverse vittime sul territorio. Nella primavera del 1945, l'offensiva finale del rinnovato esercito italiano (il Gruppo di Combattimento "Legnano") spazzò via le ultime sacche di resistenza tedesca sul Monte Armato e Poggio Scanno, liberando definitivamente le valli nell'aprile del 1945.
Nota di Memoria: Oggi, oltre al cippo eretto sul ponte di Borgo Bisano e ai monumenti sparsi sulle colline, la memoria di questi eventi è custodita con orgoglio dalla comunità locale. Il sacrificio di Monterenzio e dei suoi giovani partigiani (molti dei quali diciannovenni o ventenni) ha contribuito a pagare l'altissimo prezzo di sangue con cui Bologna e la sua provincia si sono guadagnate la Medaglia d'Oro al Valor Militare per la Resistenza.

